13 febbraio 2008

[QEV] II di Quaresima - Giovanni, figlio di Zebedeo

Sono stato molto tentato di scrivere in settimana sulle manovre di Microsoft, Yahoo e Google e sui loro possibili risvolti sul futuro della rete.
Avevo anche incominciato a metter giù un post sulle indicazioni emerse dal Mobile World Congress tenutosi a Barcellona.

Ma, aprendo il blog e trovandomi di fronte il post precedente, sentivo soffiare il vento nel mio deserto quaresimale.
E non esiste ragione per inquinare quel suono con rumori e starnazzi di altra natura.

Pertanto cercherò di mantenere questa specie di "habitat spirituale" fino alla domenica delle Palme.


Giovanni, figlio di Zebedeo























Carl Bloch, "Getsemani"

Finisce così, con il tradimento da parte di uno di noi.
Finisce perchè sarà consegnato ai sacerdoti che lo condurrano in un modo o nell'altro alla morte.
Nessun nuovo regno, nessun ministero da assegnare, nessuna gerarchia da stabilire nel nostro gruppo: solo giorni interminabili in cui nascondersi.

Dov'è il Maestro potente e trionfante che si era mostrato nella sua Gloria sul monte Tabor?
Dov'è ora il guaritore prodigioso, l'arringatore di folle, lo scacciatore di demoni?
Che pallida controfigura ne è l'Uomo che stasera dinanzi a noi pregava in maniera convulsa, affannandosi, prostrandosi, mischiando il sudore ed il sangue al terreno del Getsemani...


"Vegliate e pregate" ci ha implorato, per tre volte.
Lo ha chiesto proprio a noi: a me, a mio fratello ed a Pietro, quelli che, più degli altri, sempre, gli siamo stati vicini.
Non ne siamo stati capaci.
Soggiunse il sonno sul Tabor, nell'ora della Gloria, ed ha avuto il sopravvento anche stasera, nell'ora delle Tenebre.


C'è una frase che mi risuona in testa.
Quando sono arrivati per prenderlo, Lui ha chiesto loro: "Chi cercate?".
Pur sapendo che cercavano Lui, che erano lì per catturarLo, che per quel motivo brandivano spade e bastoni.

"Chi cercate?"
La stessa domanda che pose a me ed a Pietro quando, rapiti dalla sua personalità magnetica, iniziammo a seguirlo.
Quasi a voler dare a quei balordi la possibilità di un ripensamento estremo, un'ultima occasione di
deporre le proprie armi, le proprie lanterne, le proprie reti, le proprie vite, per seguirLo.

Loro, invece, hanno scelto di catturarLo, brutalmente.
Mentre a me, a noi tutti, non restano più né reti né vite da riprendere.

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